Il vescovo Lafranconi: "La Pasqua è la festa della speranza, per tutti”

Pasqua è la festa della speranza, per tutti. Credenti e non.
Si celebra, infatti, in Primavera, quando tutto sprigiona vita. Nei giorni di sole tipici di questa stagione ci sembra di risvegliarci dal torpore che ci ha avvolto per lungo tempo, come certe nebbie del rigido inverno che lentamente e faticosamente ci stiamo lasciando alle spalle.
Potremmo continuare a lagnarci sulla crisi che continua, sui politici che non concludono nulla, sulla Chiesa che non è al passo con i tempi, sui giovani che corrono troppo avanti. Dimenticando i grandi mali dell’oggi che chiamano in causa tutti: l’individualismo e l’aggressività.
Anche noi rischiamo, come i discepoli dopo la morte di Gesù, di rintanarci nel nostro Cenacolo, di pensare soltanto a “salvare la nostra pelle”, i nostri interessi, i nostri affetti. Impauriti nel dare una testimonianza di speranza.
Sembra che la nostra gente abbia perso la voglia di vivere, almeno la voglia di vivere insieme, di fare comunità.
Papa Francesco ci ha ricordato, con una semplicità disarmante, che siamo chiamati a essere custodi gli uni degli altri, con bontà, tenerezza, responsabilità.
A tal proposito ho molto apprezzato il gesto di alcuni commercianti che hanno rifiutato nei loro locali le slot-machine: il gioco d’azzardo, infatti, sta mettendo letteralmente sul lastrico migliaia di persone. Sono questi gesti che dicono la “custodia” dell’altro, il desiderio di costruire qualcosa di bello e di buono. Penso anche alle centinaia di persone che operano nel volontariato, che si rifiutano di pensare solo a loro stessi e che dedicano tempo, energie, risorse per gli altri, per dare un volto umano alla nostra società. La crisi, ci ha ricordato Benedetto XVI, si potrà superare solo con gesti di gratuità.
Ai mass-media il compito di infondere fiducia e coraggio evitando di accanirsi, con morbosa pervicacia, sul male che c’è tra noi, ma sforzandosi di raccontare il bene, gli esempi costruttivi, le testimonianze che infondono coraggio.
L’aggressività è un atteggiamento ormai presente in tutti i campi: sembra normale vedere l’altro come un antagonista, un impedimento alla propria libertà, un nemico da combattere. L’Italia del dopoguerra ha dato uno splendido esempio di collaborazione: la Costituzione, infatti, rappresenta un’ottima fusione di ispirazioni diverse, tutte proiettate, però, nel desiderio di perseguire il bene comune. Oggi non vi sono più blocchi contrapposti, comunque spinti da forti idealità, ma gruppetti di interesse, lobbies o, molto spesso, “singoli” sempre pronti a rivendicare i propri sacrosanti diritti e assai meno disposti a ottemperare ai propri doveri.
In questa Pasqua, festa di vita e di risurrezione, risuoni ancora una volta quel grido d’amore di don Primo Mazzolari: «Ci impegniamo noi e non gli altri, unicamente noi e non gli altri... Ci impegniamo perché noi crediamo all’Amore, la sola certezza che non teme confronti, la sola che basta per impegnarci perdutamente».
A tutti giunga il mio augurio e la mia benedizione.
Buona Pasqua!
Dante Lafranconi
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